Draghi va a prendere ordini da Biden per coinvolgere ancor più il nostro paese nella guerra inter-imperialista

 

Draghi si recherà il 10 maggio alla Casa Bianca per incontrare Biden. Scopo della visita è ricevere nuove direttive per la guerra contro la Russia: più armi pesanti e più fondi all’Ucraina, embargo totale su gas e petrolio, facendo da apripista nella UE.   

Il cinico banchiere di Palazzo Chigi assicurerà la fedeltà della borghesia italiana al dominio mondiale dell’imperialismo USA, facendo del nostro paese uno strumento della escalation militare in corso. Mendicherà gas liquido, che pagheremo a caro prezzo.

Per la funzione svolta al servizio della “leadership” USA sarà il primo italiano a ricevere un premio dall’Atlantic Council. Gli spetta: l’ex presidente della BCE, da sempre legato all’alta finanza nordamericana, divenuto capo del governo con una manovra di palazzo avvenuta in sintonia con l’insediamento di Biden, è il premier occidentale più asservito agli Stati Uniti.

Il governo Draghi sta trascinando il nostro paese in una guerra di spartizione inter-imperialista seguendo i diktat degli USA e della NATO, calpestando la Costituzione democratica-borghese del ‘48 senza neanche la parvenza di un dibattito parlamentare (se avverrà sarà per approvare il terzo decreto sulle armi, con buona pace di Conte e altri illusionisti).

Un governo che destina quote crescenti di spesa pubblica per il riarmo, a scapito delle spese sociali, sanitarie e previdenziali.

Che ha inviato truppe e mezzi bellici in Lettonia, Romania, Islanda, nel Mediterraneo orientale e si prepara a inviarle in Ungheria e Bulgaria, in uno scenario di guerra inter-imperialista che si estende e inasprisce giorno dopo giorno.

Che spedisce in Ucraina armi letali, missili, mortai, cannoni, sistemi di comunicazione, etc., per protrarre una guerra reazionaria su tutto il fronte.

Che arma, esalta e acclama come “eroi” i criminali neonazisti ucraini integrati nell’alleanza guerrafondaia della NATO.

Che approva sanzioni che approfondiscono la recessione economica, fanno salire le bollette e aggravano l’inflazione, peggiorando la condizione dei lavoratori che vedono ridurre drammaticamente il potere d’acquisto dei salari.

Che crea con la sua politica di guerra un’atmosfera militarista che colpisce ogni ambito, l’informazione, la giustizia, la cultura, lo sport, la scienza, avvelenando le coscienze e la vita sociale, censurando e criminalizzando l’opposizione alla guerra.

Tutto ciò per gli interessi dell’imperialismo USA, dei suoi monopoli, così come per gli interessi di una minoranza di sfruttatori e parassiti “italiani” che vogliono vendere armi, entrare nella spartizione delle sfere di influenza e rapinare materie prime, per rafforzare le loro posizioni nella spietata concorrenza internazionale.

Cosa rappresenta l’Italia per gli USA? Principalmente, una piattaforma geo-strategica per controllare il fianco sud della NATO e da cui lanciare operazioni militari nell’Est europeo, nel Medio Oriente, nel Mediterraneo “allargato”, in Africa.

A seguito di accordi e trattati, mai portati a conoscenza del popolo italiano, gli USA gestiscono centinaia di basi, stazioni, depositi e centri militari sul territorio italiano (decine di essi sono segreti).

Fra di essi le caserme Del Din e Ederle di Vicenza, di Camp Darby a Livorno, le basi aeree di Ghedi (BS) e Aviano (PD) dove vi sono almeno 70 bombe nucleari sotto comando nordamericano; la base aeronavale di Sigonella, quelle navali di Gaeta e di Napoli, porti di partenza della VI Flotta USA. I militari USA che stazionano in Italia sono più di 13.000.

Il ruolo assegnato da Washington all’Italia è quello di un vassallo che deve assecondare i disegni strategici nordamericani, un cavallo di Troia per mantenere l’egemonia a stelle e strisce nella UE. 

Inoltre, gli USA hanno in Italia rilevanti  interessi economici e finanziari da difendere a ogni costo contro gli imperialismi rivali. Da parte sua la borghesia italiana ha nel mercato USA uno sbocco per merci e capitali.

Tale è il contenuto essenziale del “partenariato” fra i due paesi.

La sicurezza di cui parlano Biden e Draghi è quella dei profitti della classe dominante, non della classe operaia e delle masse lavoratrici che vivono nella insicurezza, nella precarietà e nella miseria, con crescenti rischi di subire conseguenze devastanti dal conflitto in corso.

Lo scopo dell’imperialismo USA e della NATO non è la pace, ma una guerra prolungata per accerchiare e sfinire la Russia imperialista, principale alleato dell’imperialismo cinese in ascesa, rivale degli yankee nella lotta per la supremazia mondiale.

Più il debole imperialismo italiano rimarrà legato al carro della declinante superpotenza USA, più si approfondirà la sua crisi organica. Solo con la rivoluzione e il socialismo si potranno risolvere i problemi cronici esistenti, assicurare le necessità materiali e culturali dei lavoratori e delle masse popolari.

Occorre comprendere che non esistono imperialismi “buoni”, ma solo imperialismi che non possono cambiare la loro natura reazionaria e guerrafondaia.

Non ci si deve schierare dalla parte di Biden o di Putin, ma condannarli entrambi; non bisogna appoggiarsi su un imperialismo per combatterne un altro, ma lottare contro il sistema mondiale dell’imperialismo, contro tutte le potenze capitaliste e imperialiste, a cominciare dalla “nostra”.

Draghi e i partiti guerrafondai non rappresentano gli operai e le masse popolari, i giovani e le donne del nostro paese che nella stragrande maggioranza sono contrari alla guerra in corso e alla politica del governo che ci porta alla rovina per gli interessi del grande capitale.

Le preoccupazioni e il malcontento verso la guerra vanno trasformati in protesta e opposizione aperta, in mobilitazione nei luoghi di lavoro e nelle piazze!

La via della salvezza per la classe operaia e le masse popolari del nostro paese passa per la lotta per la difesa intransigente dei propri interessi e per la pace, contro il coinvolgimento nella guerra in corso e l’aumento delle spese belliche, contro la politica e l’economia di guerra, per la cacciata dei guerrafondai, per l’uscita dalla  NATO e dalla UE, la chiusura delle basi USA, per la solidarietà internazionale dei proletari e dei popoli.

Né un soldato, né un euro, né un’arma per la guerra imperialista.

Via dal potere Draghi e gli istigatori di guerra che ci portano alla rovina.

Lavoriamo per l’unità di lotta della classe operaia, preludio della loro fine.

9 maggio 2022

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

 

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